Al Mercato Milano

Al Mercato: un locale, due anime.

Se non conosci il locale, arrivato davanti alle tende di via Sant'Eufemia, hai innanzitutto un dilemma esistenziale, entrare nella porta di destra o quella di sinistra? Ehh si perché Al Mercato, ci sono due ingressi bene diversi, a dividere le due anime del locale, accomunati da una cucina completamente a vista.
Nella porta a sinistra entri in un mondo soft, con musica di atmosfera che richiama il cibo gourmand servito, dove una gentile cameriera ti chiede come può aiutarti.
Nella porta a destra però è tutta un'altra storia, la musica è più alta, l'atmosfera molto rilassata e un po' caotica, il ragazzo dietro al banco ti dirà sicuramente che al momento non ha posto e che se vuoi ti metterà in lista.


Di fatti anche il metodo di assegnazione dei tavoli è diverso fra le due ali, nel ristorante gourmet le prenotazioni funzionano come in qualsiasi altro posto (a parte che in tutto i tavoli sono cinque, quindi scordati prenotazioni dell'ultimo minuto), mentre il Burger Bar non prende prenotazioni, chi prima arriva, prima mangia. Non da disdegnare l'attesa all'esterno, comunque, grazie agli ottimi cocktail serviti il tempo passa in fretta.
Io parlerò della porta di destra, il Burger Bar, dove si serve cibo street e fusion, si beve birra, e il cameriere (preparatissimo) ti darà sempre del tu.
Noi siamo partiti con una mega degustazione di piatti consigliatici dal maitre e dal ragazzo dietro al banco, anche per la poca comprensibilità del menu. E infatti non ce ne siamo minimamente pentiti, anzi!


Si parte con onion rings, ceviche, nachos e un Hamburger (il quarto migliore al mondo secondo non ricordo bene quale grande giornale americano). Ovviamente chiediamo il bis dell'hamburger e un altro panino, Homenaje a Bar do Mané, la cui bontà è eguagliata solo dalla difficoltà nel dirne il nome e dal suo apporto di grassi saturi (ehh si perché 400g di mortadella arrostita al forno con Emmental non sono consigliati in nessuna dieta sana). Tanto per dire che non ci siamo lasciati scappare nulla, ordiniamo il dolce del giorno, apple pie con gelato.
Accompagniamo questo leggero e salutare pasto con buona birra, abbinata dal maitre e sommelier Giacomo Gironi.
Dopo aver chiesto una copia del libro scritto sul locale, sentiamo di potercene andare soddisfatti.
Che dire di più, Al Mercato c'è da tornarci per provare la seconda parte del ristorante.

Se vi capita di passare per Milano, fate un salto in via Sant'Eufemia che con un po' di meritata attesa, potrete gustare questi e molti altri piatti che se non si possono definire adatti alla dieta di un atleta, quantomeno ripagano in gusto!

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Identità Golose 2014

Da oggi iniziamo una collaborazione con scrittori più o meno noti che ci racconteranno emozioni e sensazioni di quanto accade in questo piccolo e bellissimo mondo food.
oggi vi propongo un articolo di Flavia e della sua prima volta a Milano al congresso internazionale di Identità Golose.


Identità golose 2014 di Flavia C.

Il convegno internazionale di cucina e gastronomia visto con occhi nuovi.

Per chi, come me, ha partecipato quest’anno per la prima volta a Identità Golose tutto sarà sembrato caotico e incalzante, tanto più se si ha la sfortuna di potervi assistere per un solo giorno.

Forse per la mia età, non proprio delle più avanzate, già poter vedere e sentire personaggi del calibro di Davide Scabin, Oscar Farinetti, Giuseppe Palmieri e molti altri grandissimi internazionali del settore, è di per sé una fortuna e provoca emozioni che non ci si immaginerebbe.

Ma, fra le due cose che più mi hanno colpita, non si può non menzionare l’intervento di Massimo Bottura, che in tono ironico e divertente (basti pensare che salito sul palco inizia a sbraitare chiedendo di aprire le porte della sala per far entrare altra gente che aspetta fuori, perché “il posto c’è”) parla di argomenti serissimi partendo subito con una citazione di Pirandello (uno, nessuno, centomila), e pone la domanda: chi siamo noi? Rispondendo che ogni giorno si sveglia nel tentativo di capirlo, e cerca di raccontarci come fa.

Il tema principale di quest’anno (una Golosa Intelligenza) è perfetto per la sua storia, che parte con i primi passi nella cucina di casa, insieme alle donne della sua famiglia come insegnanti, fino ad arrivare alla consapevolezza di quanto le tradizioni e la memoria storica siano importantissime se viste in chiave critica.  Un’evoluzione quindi, che non si allontana dalle proprie origini ma le celebra migliorandole.  

Si parla poi di prodotti, della loro ricerca e della collaborazione fra cuochi e produttori, ancora oggi importantissima. E che, ancora,  le insegnanti sono sempre loro (le mamme, nonne e zie) che gli siegano  il valore di un buon rapporto con il fruttivendolo o il macellaio.

E sono proprio le donne e la memoria la chiave principale a cui si è legato per il suo intervento. Sono infatti sei ragazze ognuna con un rispettivo piatto legato alla propria vita a prendere posto sul palco. Idea deliziosa a mio avviso, non tanto per la visione femminista del “in cucina ci siamo anche noi signore e valiamo come vuoi uomini”, che ormai dovrebbe essere data per scontata, ma perché ognuna di loro ha raccontato un pezzetto di sé stessa con sincerità e sentimento, sei donne della cucina con storie, nazionalità e passati diversi.

Il sipario si chiude con una delle parole d’ordine della cucina, la squadra. Perché in un mestiere come quello del cuoco non si è mai realmente soli, e tutto dovrebbe funzionare come in un meccanismo perfetto, e questo si raggiunge solo con la collaborazione di tutte le menti.

Per chiudere è con piacere che ho notato una cosa da non dare per scontata, il numero enorme di giovani e giovanissimi partecipanti al convegno, non solo come pubblico, ma come premiati, addetti ai lavori e relatori.

Una cosa che fa pensare che, anche fra i ragazzi sotto i trent’anni, ci sia ancora il sogno di entrare nel mondo della ristorazione come si faceva una volta, senza scorciatoie, con sudore, impegno e voglia di imparare. Senza dover sperare di essere selezionati in un talent show per farne parte.

Io che guardo tutto questo con occhi nuovi provo entusiasmo nel vedere l’atmosfera che si è creata grazie alla partecipazione di diverse generazioni accomunate dalla passione per il loro lavoro e la voglia di crescere insieme.

Credo sia questo l’obiettivo principale di ogni edizione di Identità Golose, far crescere e suscitare emozioni. Dieci e lode per la riuscita!

Flavia C.

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-10 Giorni a Identità Golose 2014

Il Congresso di Identità MilanoIdentità Golose a Milano, padre di ogni avvenimento successivo a LondraSan MarinoShanghai New York, celebra la prima edizione a Palazzo Mezzanotte nel gennaio del 2005. È il primo congresso italiano di cucina d’autore e l’idea del suo ideatore e curatore Paolo Marchi è all’apparenza semplice: «Tornando dalla manifestazione Lo Mejor de La Gastronomia mi sono chiesto: perché i nostri cuochi devono andare in pellegrinaggio a San Sebastian, nei Paesi Baschi, per scambiarsi – e spesso copiare - idee con gli altri cuochi del mondo? Mettiamo in piedi anche noi un congresso di cucina».

Identità Milano, organizzata come le successive da MAGENTAbureau, accoglie sul palco i più grandi professionisti della cucina e della pasticceria, tra i quali molti sono gli italiani: da Carlo Cracco a Massimo Bottura, da Massimiliano Alajmo a Davide ScabinNadia Santini e Heinz Beck. Cuochi che sanno dare un'impronta originale al proprio lavoro, nel campo della tradizione e lungo i sentieri della creatività. «L’Italia della gola vanta una straordinaria capacità di produrre beni che, per originalità e stile, raramente trovano eguali nel mondo. Un momento di cui essere orgogliosi», spiega Marchi, «il che non ci deve autorizzare a credere di essere i migliori in assoluto». Ecco giustificata la presenza di una buona percentuale di cuochi stranieri: nella prima edizione, accanto agli italiani, hanno tenuto lezione Ferran AdriàAndoni Luis Aduriz eQuique Dacosta dalla Spagna, Wylie Dufresne dagli Stati Uniti e Jean-Luc Fau dalla Francia. E tutt’attorno, da subito, quegli artigiani della gola senza il cui lavoro sulle materie prime nessun piatto di uno chef sarebbe possibile.

Dal 2005, il congresso milanese cresce ogni anno in importanza e dimensioni: si moltiplicano i produttori di ghiottonerie che espongono, il numero di lezioni e le giornate, cambia la sede - da Palazzo Mezzanotte al più spazioso Mi.Co Milano Congressi di via Gattamelata. In 9 edizioni si sono alternati sul palco oltre 300 cuochi, pizzaioli e pasticcieri da più di 20 Paesi del mondo, fioriscono iniziative collaterali come Milano FOOD&WINE Festival e Ristoranti Fuori Congresso. Tutti fattori che elevano il congresso Identità Milano, sempre in calendario tra gennaio e febbraio, a momento irrinunciabile per tutti gli attori della gastronomia d’autore, italiana e mondiale.

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